Privacy europea: 52% delle aziende italiane a rischio sanzioni

Sanzioni europee

È ora di adeguarsi. In attesa del 6° passo che accompagna il nostro cammino verso l’entrata in vigore del nuovo regolamento sulla Privacy europea, emerge un dato allarmante: il 52% delle aziende italiane non è ancora pronto al passaggio ed è quindi a rischio sanzioni. A confermarlo è Fabrizio Santaloia, partner EY, responsabile Fraud Investigation & Dispute Services.

A distanza di meno tre mesi dalla fatidica data del 25 maggio 2018, sono stati diramati i dati dell’EY Global Forensic Data Analytics Survey 2018, basato – come si legge in una nota – sulle interviste di 745 top manager di 19 Paesi diversi riguardo ai rischi legali, di compliance e di frode che hanno coinvolto, o potrebbero coinvolgere, le loro aziende e all’uso di strumenti di Fda (Forensic Data Analytics) per arginarli.

Non incoraggiano certo i numeri. Secondo il report precedentemente citato «per il 78% delle aziende l’aumento della pressione normativa in materia di protezione dei dati e di conformità alla privacy rappresenta una crescente fonte di preoccupazione». Inoltre pare che solo il 33% degli intervistati abbia dichiarato di aver definito un piano di adeguamento al Nuovo regolamento europeo in materia di privacy.

In Italia come spiegato da Santaloia «le aziende sembrano essere più preparate della media: il 48%, infatti, afferma di stare già attuando un piano per conformarsi alla normativa. Tale dato appare sicuramente positivo ma non consola il fatto che il restante 52% non è pronto, tanto più se consideriamo che le sanzioni per le violazioni del regolamento UE 2016/679 potranno arrivare fino a 20 milioni di euro o al 4% del fatturato annuo globale».

Come vengono invece recepiti gli strumenti di Fda? Riprendendo il report preso in esame: per il 73% degli intervistati possono contribuire in modo significativo al raggiungimento della conformità alla normativa sulla protezione dei dati e sulla privacy, nonché a contrastare le frodi aziendali (77%). In particolare, in Italia il 67% degli intervistati ritiene che gli strumenti Fda abbiano un ruolo chiave nella gestione del rischio, mentre il restante 33% pensa che siano comunque efficaci. Gli strumenti di Fda possono, infatti, partecipare alla costruzione di una visione consolidata del patrimonio informativo aziendale: un valido ausilio per capire dove si trovano i dati, come vengono utilizzati, chi vi ha accesso e quali clienti o dipendenti possono essere interessati in caso si verifichi una violazione.