Sicurezza e privacy prioritarie nella gestione dei dati aziendali

Nell’era dei Big Data le aziende gestiscono quantità sempre più imponenti di dati personali in formato digitale, spesso sensibili o comunque riservati. Basti pensare a quelli del personale, alle informazioni commerciali riguardanti i profili dei clienti con le loro preferenze e le loro abitudini di consumo, e a tutta una serie di altri archivi che nel loro insieme compongono uno dei principali asset dell’attività.

Tuttavia, i rischi legati alla gestione dei dati possono essere presi sotto gamba dalle stesse imprese, che molte volte si affidano al buon senso con la convinzione che computer e supporti di archiviazione siano eterni e indistruttibili, o che gli hacker prendano di mira solo le multinazionali o le reti governative.

Nonostante molte aziende investano ingenti risorse economiche per informatizzare le proprie infrastrutture, non fanno poi altrettanto per proteggerle dovutamente e tagliano quando possono i budget riservati alla sicurezza dei dati, evidenziando così un concetto ancora perlopiù burocratico della privacy rispetto all’impronta che l’UE ha dato al nuovo Regolamento UE 2016/679.

E’ giusto concentrarsi sulla compliance normativa per evitare le sanzioni del Garante della Privacy, che con il nuovo regolamento europeo potranno arrivare fino a 20 milioni di euro o al 4% del fatturato dell’azienda, ma questo non deve relegare in secondo piano l’effettiva sicurezza dei dati.

Infatti, la stessa normativa comunitaria introduce il principio di accountability, assegnando ai titolari l’onere di dimostrare cosa hanno fatto in concreto per proteggere i dati. Gli esperti di data protection devono quindi acquisire competenze non solo giuridiche, ma anche adeguati skills informatici con la conoscenza dei principali standard di riferimento sulla sicurezza delle informazioni.

Se l’entità delle multe preoccupa le imprese che devono adeguarsi al nuovo Regolamento UE entro il 25 maggio 2018, d’altra parte uno dei peggiori eventi che possa colpire un’azienda è quello della perdita o il trafugamento dei propri dati, che può causare gravi ripercussioni economiche o addirittura la paralisi delle attività, e con la nuova normativa arriva anche l’onere di dover notificare entro 72 ore i “data breaches” al Garante e in certi casi anche agli utenti, aggiungendo al danno anche la beffa della gogna mediatica dei danni reputazionali, senza contare che proprio in base alle notifiche ricevute, la stessa Authority potrà svolgere i necessari accertamenti e infliggere pesanti sanzioni.

E con la rapida evoluzione tecnologica, il controllo del perimetro dei dati aziendali é sempre più critico e complesso, sia per il crescente utilizzo di sistemi cloud e di dispositivi BYOD (Bring Your Own Devices, ovvero lavoratori che portano i propri dispositivi personali sul posto di lavoro e li usano per avere gli accessi privilegiati alle informazioni aziendali e alle applicazioni), sia per le minacce di pericolosi virus come i ransomware, mediante i quali i cybercriminali estorcono denaro tanto a utenti privati quanto ad aziende.

Le best practices per difendere il patrimonio informatico includono l’attribuzione di permessi di accesso differenziati agli operatori incaricati, password robuste, firewall e sistemi antivirus aggiornati, backup frequenti con relative procedure di restore, e ovviamente la formazione e l’aggiornamento professionale sulle tematiche interdisciplinari della data protection.