Largamente diffuso anche in Italia, il fenomeno dello sharenting desta non poche preoccupazioni riguardo la privacy dei minori. In questo articolo spieghiamo come e perché prestare particolare attenzione a questa pratica.
Ormai entrata nell’uso comune anche della lingua italiana, la parola “sharenting” (unione di sharing, condividere e parenting, genitorialità) identifica la pratica comune a molti adulti di condividere sul web contenuti ritraenti i propri figli.
Questo fenomeno è da tempo all’attenzione del Garante, non solo perché possibilmente lesivo della privacy dei minori ma anche perché pericoloso per il loro sviluppo psicologico e la loro crescita.
La condivisione online di immagini e video (in tempi più recenti, addirittura ecografie o altri esami medici) riguardanti i nostri figli dagli 0 ai 14 anni li sottopone a un’esposizione in rete irrevocabile, dal momento che ciò che viene pubblicato sfugge immediatamente al nostro controllo. Oltre al rischio che il contenuto venga catturato con uno screenshot e diffuso a nostra insaputa, anche se in seguito decidessimo di rimuoverlo dai nostri canali, è doveroso sottolineare che foto e video contengono molti più dati di quanti pensiamo: dettagli sul momento e sul luogo esatto dello scatto, oltre a possibili informazioni sul nostro dispositivo e sui nostri mezzi di condivisione.
Sharenting: i rischi privacy
Ecco perché è bene riflettere sui rischi privacy che lo sharenting comporta:
- Assenza di informazione e consenso: i bambini, specialmente i più piccoli, non hanno reale consapevolezza delle informazioni che i genitori stanno condividendo online e potrebbero successivamente sentirsi a disagio nel vedere dettagli intimi della propria vita condivisi con un pubblico più o meno ampio;
- Esposizione ai predatori online: sono noti diversi casi in cui l’atto di condividere informazioni dettagliate sulla vita quotidiana dei bambini li ha resi più facilmente bersaglio di predatori online e nella vita reale. Informazioni come nomi completi, date di nascita, luoghi frequentati e dettagli sulla routine quotidiana possono sempre essere utilizzate da malintenzionati;
- Cyberbullismo: a causa dello sharenting in età infantile, i nostri figli potrebbero in futuro essere vittime di cyberbullismo da parte di coetanei o estranei;
- Costruzione di un’identità e di una reputazione digitale permanenti: dal momento che la loro diffusione e permanenza online è fuori dal nostro controllo, i contenuti sui nostri figli possono avere un impatto duraturo sulla loro immagine e sulla loro identità digitale, anche quando crescono ed entrano nell’età adulta. Le conseguenze di questo fenomeno non sono da sottovalutare, per i potenziali danni sociali e psicologici che possono causare. Nel contesto attuale, particolari contenuti sul bambino e sulla famiglia potrebbero anche compromettere opportunità di lavoro future.
Tutti questi rischi possono avere un grande peso nella costruzione dell’identità sociale e digitale dei nostri figli, e possono influenzarne pesantemente la serenità e la dimensione relazionale futura.
I rischi psicologici
Per avere un quadro generale del fenomeno, infatti, è doveroso riflettere anche sui rischi psicologici ed evolutivi determinati dallo sharenting. I principali sono:
- Sensazione di mancanza di controllo: già nell’immediato lo sharenting può causare ansia e frustrazione nei bambini di 7/9 anni, a causa della sensazione di impotenza e assenza di controllo sulle informazioni e immagini che vengono condivise online dai genitori.
- Difficoltà nello stabilire i propri confini: se lo sviluppo del bambino è interessato da una massiccia esposizione digitale, possono nascere in lui difficoltà a sviluppare un senso del “proprio” e del “privato”, step fondamentali della crescita fin dalla tenerissima età. Questo può causare molta fatica nell’interiorizzare i propri diritti privacy e nel capire che tutto ciò che riguarda una persona deve essere affidato esclusivamente alla sua responsabilità;
- Pressione per la conformità: i bambini oggetto di sharenting potrebbero ritrovarsi da adolescenti con una identità digitale già consolidata, e potrebbero subire la pressione a conformarsi a quell’immagine senza averla mai potuta scegliere;
- Vulnerabilità all’umiliazione e al bullismo: i contenuti condivisi online possono essere oggetto di scherno, umiliazione o bullismo da parte dei coetanei; questo può avere un impatto significativo sulla fiducia e sull’autostima dei bambini;
- Impatto sulla relazione genitore-figlio: lo sharenting può minare la fiducia e la relazione tra genitori e figli, dato che alcuni bambini crescendo potrebbero provare imbarazzo o risentimento nell’apprendere che alcune loro informazioni personali o intime sono state condivise online dai genitori.
Occorre quindi chiedersi se i nostri figli, in futuro, potrebbero ritrovarsi con una esposizione digitale e un’immagine online con le quali non sono d’accordo subendone conseguenze emotive o relazionali.
Fino ai 14 anni, comunque, il consenso alla raccolta e all’utilizzo dei dati personali spetta ai genitori, liberi dunque di pubblicare immagini dei figli online. Per chi scegliesse di farlo riportiamo alcuni utili linee guida fornite dal Garante privacy italiano:
- Rendere irriconoscibile il minore utilizzando semplici app di grafica per sfuocare i volti, disponibili gratuitamente online, o applicando adesivi a copertura del viso;
- Limitare le impostazioni di visibilità delle immagini sui nostri social network solo alle persone che si conoscono e/o che si ritengono affidabili;
- Evitare la creazione di un account social dedicato al minore;
- Leggere e comprendere le informative sulla privacy dei social network su cui carichiamo fotografie, video, etc.;
- Evitare la condivisione regolare di percorsi/abitudini/routine del bambino, nonché indicazioni sui luoghi da lui frequentati abitualmente.
Ricordiamo che i genitori, oggi responsabili della gestione dei dati personali dei propri figli, dovranno un domani guidarli nella comprensione e nella protezione della propria sicurezza e della propria sfera privata.
Per questo è sempre opportuno riflettere sui contenuti e le modalità di condivisione dei contenuti che li riguardano, e instaurare appena possibile un dialogo aperto e chiaro che insegni loro a prendere decisioni consapevoli riguardo la propria privacy proteggendo i propri dati personali.
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