In vigore il Digital Markets Act: cos’è e cosa cambia per la privacy

In vigore il Digital Markets Act: cos’è e cosa cambia per la privacy

In vigore il Digital Markets Act: cos’è e cosa cambia per la privacy

In vigore dal 7 marzo 2024, il Digital Markets Act vuole riequilibrare la concorrenza nei mercati digitali e offrire maggiore tutela agli utilizzatori dei servizi di Meta, Amazon, Google e altre big tech. Ecco cosa c’è da sapere.

Il Digital Markets Act (DMA) è una legislazione avanzata dall’Unione Europea e mirata a regolamentare il potere di mercato dei giganti tecnologici, in particolare delle cosiddette “piattaforme digitali dominanti”. In vigore da giovedì 7 marzo, ha l’obiettivo di dirimere le preoccupazioni riguardanti la concorrenza distorta, l’innovazione limitata e il potenziale danno agli utenti causati dal controllo monopolistico o oligopolistico delle big tech, le grandi aziende nel settore digitale.

In particolare, il testo è stato redatto con particolare enfasi su quattro punti:

Concorrenza equaPromuovere la concorrenza equa tra le big tech e le altre piattaforme: Il DMA cerca di creare un ambiente di mercato più equo, consentendo a nuovi attori di entrare e competere in settori digitali dominati da poche grandi aziende;
Protezione utentiProteggere gli utenti e la loro privacy: la legislazione vuole garantire che le piattaforme digitali rispettino standard elevati di trasparenza, equità e protezione dei dati;
Trasparenza processiMigliorare la trasparenza dei processi: alle grandi piattaforme digitali è ora richiesto di fornire informazioni dettagliate su come funzionano i loro algoritmi e su come gestiscono le informazioni di utilizzo dei servizi per implementarli e migliorarli;
Prevenzione comportamento anticoncorrenzialePrevenire il comportamento anticoncorrenziale: il DMA vuole vietare pratiche commerciali sleali e comportamenti anticoncorrenziali da parte delle piattaforme digitali dominanti, come il favoritismo nei confronti dei propri servizi.

La violazione di questi punti fondamentali comporta per le aziende sanzioni fino al 10 per cento del fatturato globale, passibili di raddoppio in caso di recidiva.

Per rientrare nel DMA, le piattaforme devono avere un fatturato minimo di 7,5 miliardi di euro/anno nell’UE (almeno per gli ultimi tre anni) ed essere quotate sul mercato per più di 75 miliardi di euro, oltre ad avere almeno 45 milioni di utenti finali mensili. Le aziende interessate sono:

  • Whatsapp e Messenger;
  • YouTube;
  • Google come motore di ricerca e con servizi come Android, Maps, Play, Shopping e altri;
  • Meta con i social network e con servizi come Marketplace;
  • TikTok;
  • Apple con servizi come il sistema operativo iOS e il browser Safari;
  • Amazon come piattaforma e con servizi come Marketplace, spazi pubblicitari etc.;

Quasi tutte queste aziende sono già attive nell’aggiornamento dei loro servizi e dei loro processi di sviluppo: nei prossimi mesi le proposte di adeguamento saranno valutate e giudicate dalla Commissione europea.

Oltre ai parametri quantitativi, sono quelli qualitativi a preoccupare circa l’oligopolio di queste piattaforme: in particolare la capacità di porsi come intermediario tra gli utenti e la concorrenza (si veda il caso emblematico di Apple, che da sempre rende difficile la compatibilità altri sistemi operativi, applicazioni o negozi di app) e la facoltà di usare l’enorme quantità di dati personali raccolti per ostacolare le aziende emergenti e conquistare mercati aggiuntivi.

Questo ha creato, nel tempo, un panorama nel quale poche decine di aziende controllano la quasi totalità del mercato digitale e di dati in Europa: tornando sull’esempio Apple, la società è stata recentemente multata per quasi 2 miliardi di euro poiché il funzionamento by default di Apple Store è stato giudicato anticoncorrenziale.

La svolta più importante in tema privacy riguarda però i social network Facebook, LinkedIn, Instagram, e TikTok, che dal 7 marzo sono interessati da alcune nuove disposizioni

  • Divieto di mostrare pubblicità mirate ai minori di 18 anni;
  • Divieto di mostrare pubblicità mirate a qualsiasi utente sulla base della sua etnia, delle sue opinioni politiche o del suo orientamento sessuale;
  • Obbligo di offrire a tutti gli utilizzatori la possibilità di scegliere se visualizzare o meno annunci personalizzati nel loro feed di notizie e contenuti.

Disposizioni valide anche per Google. In più, Meta dovrà operare per limitare la condivisione di dati degli utenti tra le sue diverse piattaforme.

Questi provvedimenti introdotti dal Digital Markets Act costituiscono una vera svolta nella gestione privacy dei servizi delle big tech, ormai notoriamente poco trasparenti nella raccolta e nell’utilizzo dei dati degli utenti.

Anche Google subirà significativamente l’influenza del DMA. Nel mirino soprattutto le logiche di funzionamento che mostrano i suoi servizi per primi, sfavorendo quelli della concorrenza, e gli algoritmi che propongono preferibilmente i commercianti finali (ad es. hotel, ristoranti) anziché le piattaforme concorrenti di aggregazione e confronto delle offerte (come TripAdvisor e altri).

Di importanza forse ancora maggiore, il colosso di Mountain View dovrà offrire agli utenti la possibilità di decidere se e quando condividere i propri dati personali tra piattaforme diverse come la ricerca, Google Maps e YouTube.

Questa logica offre una protezione maggiore soprattutto lato utente, offrendo il vantaggio privacy di scegliere quali informazioni condividere con una specifica piattaforma e quali mantenere confinate a un’altra.

In ultimo, anche Amazon dovrà dimostrare di offrire maggiore trasparenza ad acquirenti e inserzionisti, nonché iniziare a offrire servizi di abbonamento e spedizione alternativi a Prime, quello nativo della piattaforma. In questo modo si aumenterà il controllo dato agli utenti e si apriranno le porte a una potenziale differenziazione del mercato.

Grazie a questi e altri provvedimenti, il Digital Markets Act costituisce una manovra cardine per:

  • Garantire una concorrenza leale tra i provider di servizi digitali;
  • Proteggere i consumatori e i loro dati personali da utilizzi commerciali;
  • Mettere un nuovo accento sulla trasparenza delle piattaforme, ostacolando il loro studio e sfruttamento dei comportamenti degli utenti per aumentare la propria influenza sul mercato;
  • Favorire l’innovazione digitale, rimuovendo degli enormi ostacoli all’ingresso sul mercato di nuovi provider concorrenti delle big tech;
  • Contribuire alla diffusione di un vero diritto digitale, affrontando un tema preoccupante come il monopolio e l’oligopolio di mercato nel settore digital.

Complessivamente, si osserva già in questo primo periodo come il Digital Markets Act miri a creare un ambiente digitale più equo e sicuro, che garantisca un flusso libero di informazioni, dati e servizi senza ostacolare la nascita di nuove piattaforme e minacciare la privacy degli utenti.

Una volta assestata e pienamente operativa, questa legislazione potrebbe costituire un vero punto di svolta nella gestione del mercato digitale in Europa.

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